24 gennaio 2006

Proprio vero...

"Quando la sorte ti è contraria e mancato t'è il successo, smetti di far castelli in aria e va a piangere sul..."

19 gennaio 2006

To Love you More

Take me back in the arms I love
Need me like you did before
Touch me once again
And remember when
There was no one that you wanted more

Don't go you know you will break my heart
She won't love you like I will
I'm the one who'll stay
When she walks away
And you know I'll be standing here still

I'll be waiting for you
Here inside my heart
I'm the one who wants to love you more
You will see I can give you
Everything you need
Let me be the one to love you more

See me as if you never knew
Hold me so you can't let go
Just believe in me
I will make you see
All the things that your heart needs to know

I'll be waiting for you
Here inside my heart
I'm the one who wants to love you more
You will see I can give you
Everything you need
Let me be the one to love you more

And some way all the love that we had can be saved
Whatever it takes we'll find a way

I'll be waiting for you
Here inside my heart
I'm the one who wants to love you more
You will see I can give you
Everything you need
Let me be the one to love you more

17 gennaio 2006

L'asino

Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi. Finalmente il contadino prese una decisione crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo. Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro il pozzo. L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Il contadino alla fine guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide. Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad
arrivare fino all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando. La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste
semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. Ricorda le cinque regole per essere felice:

1- Libera il tuo cuore dall'odio

2- Libera la tua mente dalle preoccupazioni.

3- Semplifica la tua vita.

4- Datti di più e aspettati meno.

5- Amati di più e... accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.

Elisewin

… solo di rado, e in un modo che taluni, in quei momenti, nel vederla, si udivano dire, a bassa voce
- Ne morirà
oppure
- Ne morirà
o anche
- Ne morirà
e perfino
- Ne morirà
Tutt'intorno, colline.
La mia terra, pensava il barone di Carewall.

Non è proprio una malattia, potrebbe esserlo, ma è qualcosa di meno, se ha un nome dev’essere leggerissimo, lo dici e già è sparito
- Quand’era bambina un giorno arriva un mendicante e comincia a cantare una nenia, la nenia spaventa un merlo che si alza…
- … spaventa una tortora che si alza ed è il frullare delle ali…
- … le ali che frullano, un rumore da niente…
- … sarà stato almeno dieci anni fa…
- … passa la tortora davanti alla sua finestra, un attimo, così, e lei alza gli occhi dai giochi e io non so, aveva addosso il terrore, ma un terrore bianco, voglio dire non era come uno che ha paura, era come uno che stesse per scomparire…
- … il frullare delle ali…
- … uno che gli scappava l’anima…
- … mi credi?
Credevano che sarebbe cresciuta e tutto sarebbe passato. Ma intanto per tutto il palazzo stendevano tappeti perché, è ovvio, i suoi stessi passi la spaventavano, tappeti bianchi, dappertutto, un colore che non facesse del male, passi senza rumore e colori ciechi. Nel parco, i sentieri erano circolari con la sola eccezione ardita di un paio di viali che serpeggiavano inanellando morbide curve regolari - salmi - e questo è ben più ragionevole, in effetti basta un po’ di sensibilità per capire che qualsiasi angolo cieco è un agguato possibile, e due strade che si incrociano una violenza geometrica e perfetta, sufficiente a spaventare chiunque sia seriamente in possesso di una vera sensibilità e tanto più lei, che non possedeva propriamente un animo sensibile ma, per dirla con termini esatti, era posseduta da una sensibilità d’animo incontrollabile, esplosa per sempre in chissà quale momento della sua vita segreta - vita da nulla, piccola com’era - e poi risalita al cuore per vie invisibili, e agli occhi, e alle mani e a tutto, come una malattia, che una malattia non era, ma qualcosa di meno, se ha un nome dev’essere leggerissimo, lo dici e già è sparito.
Per cui, nel parco, i sentieri erano circolari.
Né bisogna dimenticare la storia di Edel Trut, che in tutto il paese non aveva rivali nel tessere la seta e per ciò fu chiamato dal barone, un giorno d’inverno, che la neve era alta come bambini, un freddo dell’altro mondo, arrivare fin là fu un inferno, il cavallo fumava, le zampe a casaccio nella neve, e la slitta dietro a scarrocciare, se non arrivo entro dieci minuti forse muoio, come è vero che mi chiamo Edel, muoio e per giunta senza nemmeno sapere cosa diavolo deve farmi vedere il barone di così importante…
- Cosa vedi, Edel?
Nella camera della figlia, il barone sta in piedi di fronte alla parete lunga, senza finestre, e parla piano, con una dolcezza antica.
- Cosa vedi?
Tessuto di Borgogna, roba di qualità, e paesaggi come tanti, un lavoro fatto bene.
- Non sono paesaggi qualunque, Edel. O almeno, non lo sono per mia figlia.
Sua figlia.
È una specie di mistero, ma bisogna cercare di capire, lavorando di fantasia, e dimenticare quel che si sa in modo che l’immaginazione possa vagabondare libera, correndo lontana dentro le cose fino a vedere come l’anima non è sempre diamante ma alle volte velo di seta - questo posso capirlo -immagina un velo di seta trasparente, qualunque cosa potrebbe stracciarlo, anche uno sguardo, e pensa alla mano che lo prende - una mano di donna - si - si muove lentamente e lo stringe tra le dita, ma stringere è già troppo, lo solleva come se non fosse una mano ma un colpo di vento e lo chiude tra le dita come se non fossero dita ma… - come se non fossero dita ma pensieri. Così. Questa stanza è quella mano, e mia figlia un velo di seta.
Si, ho capito.
- Non voglio cascate, Edel, ma la pace di un lago, non voglio querce ma betulle, e quelle montagne in fondo devono diventare colline, e il giorno un tramonto, il vento una brezza, le città paesi, i castelli giardini. E se proprio ci devono essere dei falchi, che almeno volino, e lontano.
Si; ho capito. C’è solo una cosa: e gli uomini?
Il barone tace. Osserva tutti i personaggi dell’enorme tappezzeria, uno ad uno, come a sentire il loro parere. Passa da una parete all’altra, ma nessuno parla. C’era da aspettarselo.
- Edel, c’è un modo di fare degli uomini che non facciano del male?
Se la deve essere chiesta anche Dio, questa, al momento buono.
- Non so. Ma ci proverò.
Nella bottega di Edel Trut lavorarono dei mesi con i chilometri di filo di seta che il barone fece arrivare. Lavoravano in silenzio perché, diceva Edel, il silenzio doveva entrare nella trama del tessuto. Era un filo come gli altri, solo che non lo vedevi, ma lui c’era. Così lavoravano in silenzio.
Mesi.
Poi un giorno un carro arrivò al palazzo del barone, e sul carro c’era il capolavoro di Edel. Tre enormi rotoli di stoffa che pesavano come croci in processione. Li portarono su per la scalinata e poi lungo i corridoi e di porta in porta fino al cuore del palazzo, nella stanza che li aspettava. Fu un attimo prima che li srotolassero ce il barone mormorò
- E gli uomini?
Edel sorrise.
- Se proprio ci devono essere degli uomini, che almeno volino, e lontano.
Il barone scelse la luce del tramonto per prendere sua figlia per mano e portarla nella sua nuova stanza. Edel dice che lei entrò e subito arrossì, di meraviglia, e il barone per un istante temette che la sorpresa potesse essere troppo forte, ma non fu che un istante, perché subito si fece udire l’irresistibile silenzio di quel mondo di seta dove una terra clemente riposava lietissima e piccoli uomini, sospesi nell’aria, misuravano a passo lento l’azzurro pallido del cielo.
Edel dice - e questo non potrà dimenticarlo - che lei si guardò intorno e poi voltandosi - sorrise.
Si chiamava Elisewin.
Aveva una voce bellissima - velluto - e quando camminava sembrava scivolasse nell’aria, che non potevi smettere di guardarla. Ogni tanto, senza ragione, le piaceva mettersi a correre, lungo i corridoi, incontro a chissà cosa, su quei tremendi tappeti bianchi, smetteva di essere l’ombra che era e correva, ma solo di rado, e in un modo che taluni, in quei momenti, nel vederla, si udivano dire, a bassa voce…

15 gennaio 2006

Pensieri e Ricordi

Sera. Un boccale di birra. Non una birra qualsiasi, una Guinness, corposa e cremosa. 50 cc. Aiuta a pensare. Altro che “vino da meditazione”… l’idea del vino da meditazione mi fa pensare al classico uomo del 1800 con il pizzetto (tipicamente francese, molto “Le déjeuner su l’herbe”) che beve, anzi “sorseggia” e dice “incredibile! Sto pensando!”. Patetico. Invece la birra aiuta davvero a pensare, anche se non si chiama “birra da meditazione”. A pensare. E a far ritornare alla mente immagini, suoni e situazioni. Ricordi. I ricordi sono strani. Talvolta non riusciamo nemmeno a ricordare momenti belli e speciali della nostra vita che sono magari volati via, lontano, nel vento. Capita anche di non riuscire a ricordare il pranzo del giorno stesso, la sera. Invece chissà perché ma i nostri momenti più imbarazzanti sono sempre lì, e ci accompagnano per la vita. Sono le cose che dovremmo (o vorremmo) dimenticare. Ma loro sono lì, e seguendoci sembrano quasi volerci dare una lezione. Una lezione che, molto probabilmente, non seguiremo. Mai.
Non possiamo smettere di pensare. Probabilmente se ne fossimo capaci saremmo molto meno logici nelle nostre scelte. Forse sbaglieremmo più spesso, ma la vita sarebbe sicuramente più leggera. È per questo che ammiro le persone che riescono sempre a sfoggiare un sorriso anche nei momenti più tristi. Sono persone rare, ed è incredibile come un sorriso possa aiutare più di ogni altra cosa. Oltretutto sorridere non costa nulla e da felicità a quelli che abbiamo intorno. Tutti mi dicono che sorrido sempre. Sorrido forse perché sono stupido o forse perché riesco a vedere un lato positivo in tutto quello che faccio. Sempre.
È notte. Il fatto di poter dormire per solo poco tempo non sembra preoccuparmi più di tanto. Fuori dalla finestra si sentono dei boati. Sembra di essere tornati al primo dell’anno, e anche così sarebbe comunque un po’ tardi per sparare i fuochi artificiali… Ma ormai mi sono abituato che i petardi semplici sono solo un modo per perdere un po’ di tempo e divertirsi un po’ alle spalle degli altri. Niente di pericoloso in fondo.
E domani avrò ancora tante cose da fare, prima di tutto studiare, che oggi mi sento un po’ in colpa per aver DECRITTATO poco e niente, e poi dovrò… studiare, e ancora studiare, e infine studiare. E vedi mai che ci scappa che riesco ad uscire con una ragazza, domani sera… SPERIAMO… anche se con i miei amici (ex compagni di classe) mi diverto, con le ragazze mi diverto di più…